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Nola

Provincia di Napoli


Cenni storici
 
Festa dei gigli

Il territorio conobbe un notevole splendore tra il VI ed il V sec. a.C. come è testimoniato dalle tombe dei membri della classe dirigente della città riportate alla luce da varie necropoli esistenti sul territorio. Le comunità indigene, stimolate dalle culture più avanzate degli Etruschi e dei Greci con le quali si integrarono, iniziarono un processo di aggregazione politica e culturale che culminò, nella formazione del “Popolo dei Campani” nel 438/437 a.C.
Nel giro di pochi decenni i sanniti campani scalzarono dal potere le classi dirigenti etrusche e greche estendendo il loro controllo su tutto il territorio campano ed è probabile che proprio allora la città, forse precedentemente detta Hyria, ricevette il nome di “Novla”, ovvero “città nuova”. La testimonianza di tale integrazione la riscontriamo nella produzione di monete che, nei primi decenni del IV sec., vengono coniate contemporaneamente da Hyria e Nola e solo successivamente da Nola. Ribelle durante la guerra sociale, Nola nell’80 a.C. fu ripresa definitivamente da Silla e da allora restò sempre nell’orbita di Roma, di cui seguì storia e vicissitudini senza svolgere più alcun ruolo degno di rilievo.
Alla fine del I sec. d.C. inizia una lenta decadenza della città, forse dovuta all’impaludimento della zona e a disastrosi fenomeni sismici e vulcanici. Verso il 950 Nola è incorporata, esclusivamente, nel demanio del Ducato di Napoli con la signoria del Duca Sergio I°. Subisce ancora distruzioni da parte dei Saraceni, Longobardi ed Ungari. Nel 1139 caduto il Ducato di Napoli nelle mani di Ruggero II°, fu annessa al Regno Normanno.



Info

Superficie della località: 39 kmq.
Numero abitanti e denominazione: 32.721 ca. - Nolani
Patrono: S. Felice
Altitudine: 50 m.

Distanza dai capoluoghi di provincia:
da NA - 35,8 km., da AV - 35,2 km.,
da BN - 74,2 km., da CE - 33,8 km., da SA - 53,4 km.

Come arrivare:
Autostrada A16 Napoli - Bari, uscita svincolo Nola

Dove informarsi:
www.igiglidinola.org
www.comune.nola.na.it
Comune tel. Comune 081 8226111

 

 

 

 

 



 
Fine giugno

Le origini della Festa dei Gigli, si ritrovano in un racconto di Papa Gregorio Magno.
Nel 410 d.C. la città di Nola vede l’arrivo dei Goti di Alarico, che dopo aver saccheggiato Roma, invadono la Campania. I Barbari portarono morte e distruzione, facendo razzia di beni e rapendo i nolani più giovani per deportarli in Africa e impiegarli come schiavi. La città per cercare conforto, si strinse intorno al suo vescovo Paolino, che decise di offrire se stesso e tutti i beni della chiesa per il riscatto dei nolani rapiti. Gli invasori accettarono ben volentieri e deportarono Paolino in Africa insieme a tutti gli altri. Giunto in Africa, Paolino non tardò a manifestare le sue doti umanitarie portando ovunque pace e serenità.
I rapitori, riconosciuta la grandezza del personaggio, decisero di liberarlo e di riaccompagnarlo in patria con grandi onorificenze.
La notizia del rientro del vescovo portò nella città un grande fermento, infatti fu organizzato un grande corteo in cui ognuno portava i frutti del proprio lavoro come segno di ringraziamento ma soprattutto fiori e ceri accesi (cilii), da qui l’origine del nome gigli.
Da quel momento, ogni anno, il ritorno del vescovo è rievocato con grandi festeggiamenti durante i quali la barca di Paolino viene accolta in un grande corteo in cui sfilano ceri e torce sempre maggiori, fino a trasformarsi in quella che oggi è definita la Festa dei Gigli.
L’evento, nel corso dei secoli, ha mutato la sua natura assumendo le caratteristiche di una vera e propria competizione; il segno più evidente di questa evoluzione è dato dalla trasformazione degli originari fiori e ceri nelle odierne torri di legno alte 25-30 metri costruite con legno di abete, pioppo e castagno, che svettano nelle strade di Nola nel mese di Giugno.
Ogni anno infatti, in occasione della festa, vengono costruiti otto Gigli per ciascuna delle otto tradizionali corporazioni artigiane da cui gli stessi prendono nome: Ortolano, Salumiere, Bettoliere (l’Oste), Panettiere, Beccaio (macellaio), Calzolaio, Fabbro e Sarto. Assieme ad essi, viene costruita la barca che simboleggia quella usata dal vescovo nel suo viaggio di ritorno dall’Africa.



 

 

 




 
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