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Pontelandolfo

Provincia di Benevento


Cenni storici
 
Ruzzola del formaggio

Il Vescovo Principe Longobardo Landolfo per poter attraversare il torrente Alente fece costruire un ponte al quale diede il suo stesso nome: Pontem Landulphi, poi Pontelandolfo. Il primo noto evento risale al 1138 data in cui Pontelandolfo subì un primo assedio ed incendio per mano di Re Ruggero il Normanno, a causa della ribellione del Conte di Ariano. Fu feudo del Bursello, dei Sanframondo, degli Svevi, dei d’Angiò, nonché dei Gambatesa che, per ragioni difensive, costruirono una imponente torre tutt’oggi esistente. Nel 1349 un forte sisma distrusse l’abitato. Solo nel XVIII secolo iniziò a delinearsi in modo concreto un risveglio demografico che prese corpo soprattutto nel corso del XIX secolo. Il 5 gennaio 1973 veniva intitolata a Giuseppe Ferrari una strada del Comune a ricordo dell’attività parlamentare svolta.



Info

Superficie della località: 28,91 kmq.
Numero abitanti e denominazione: 2.518 ca. - Pontelandolfesi
Patrono: Sant’Antonio, S. Donato
Altitudine: 510 m.

Distanza dai capoluoghi di provincia:
da NA - 82,1 km., da AV - 67,6 km.,
da BN - 25,7 km., da CE - 55,9 km., da SA - 97,4 km.

Come arrivare:
autostrada A1 uscita Caianello; direzione Benevento;
uscita Campobasso - Isernia; a 10 minuti uscita Pontelandolfo

Dove informarsi:
www.comune.pontelandolfo.bn.it
Pro Loco tel. 0824 851772

 

 

 

 

 



 
In occasione del Carnevale

Il torneo della Ruzzola sembra avere origini antichissime: alcuni fanno risalire le origini di questa tradizione al 1300, quando in queste zone s’insediarono intere popolazioni provenienti dalla Ciociaria; altri vogliono che la ruzzola sia un ricordo della festa romana dedicata ad Ercole; altri ancora raccontano la leggenda locale di un barone e del suo bracciante Pasquale che per dirimere una controversia legata ad una scommessa, iniziarono il gioco... ma grazie all’abilità dei contendenti la partita non è mai finita. Qualcuno giura ancora oggi di vedere il barone e Pasquale sfidarsi a Ruzzola nelle notti di Carnevale. Il gioco consiste nel lancio di una forma di cacio (le forme utilizzate sono circa 50) con uno spago (detto zagaglia) arrotolato tanto da girarvi tre volte intorno; vince chi arriva al traguardo con un numero minore di lanci. La posta in palio è il formaggio stesso. La tradizione si è ripresa nel 1861 e mai più abbandonata. All’ombra della torre medioevale e lungo il viale principale del paese, si sfidano in lunghe gare: si lanciano e si rincorrono forme di formaggio, dal primo pomeriggio fino al calar del sole.


 

 

 




 
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