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S. Angelo all’Esca

Provincia di Avellino


Cenni storici
 
La sagra del pastiero

È difficile risalire alle origini di S. Angelo all’Esca, gli abitanti irpini rimandano la loro origine alla voce sabina Irpo e alla sannitica Irpos: lupo. Il paese, appartenente ad un “ager qui fuerat Taurasinorum” fu dai romani trasformato in deposito di granaglie. Si presume che sul colle dove sorgeva fosse edificato un tempio dedicato a Cerere, una delle più antiche divinità romane, dea delle messi e dell’agricoltura. A lei erano dedicate le Cerialie, riti propiziatori organizzati ogni anno dal 12 al 19 aprile. La denominazione “Escas” fu data al colle dai coloni che vi trovarono nutrimento e sostentamento. Forse deriva da Isca, zona umida e abbondante di acqua, oppure da Eschara, l’altare su cui si immolavano le vittime sacrificali. Il nome S. Angelo potrebbe essere considerato un omaggio all’originario angelo guerriero dei Longobardi, Wotan, che, in seguito alla conversione al Cristianesimo, fu trasformato nel culto di S. Michele Arcangelo, Patrono del paese dal 1716.


Info 

Superficie della località: 5,39 kmq
Numero abitanti e denominazione:
1.047 ca. - Santangiolesi
Patrono: S. Michele Arcangelo
Altitudine: 460 m

Distanza dagli altri capoluoghi:
NA - 90,7 km BN - 33,3 km
CE - 89,9 km SA - 63,1 km AV - 33,5 km

Come arrivare:
percorrere l’Ofantina, direzione Lioni, la bretella area industriale S. Mango, Luogosano, S. Angelo all’Esca.
Dove informarsi: Comune 0827.73259

 
gennaio 1° sabato o il 5 del mese

Il pastiero è il tradizionale appuntamento gastronomico di inizio anno allestito in piazza Dante. Uno scoppiettante falò, preparato sin dalle prime luci dell’alba ravviva gli animi e avvolge in un abbraccio caloroso i Santangiolesi che si accerchiano attorno al fuoco per gustare quello ch’è ormai l’emblema del paese: il pastiero. Questo strabiliante assaggio di gastronomia locale è preparato con 2000 uova, 20 Kg. di pasta e 15 Kg. di formaggio, dalle laboriose mani delle donne del luogo. L’impasto intorno alle 15 viene trasferito in piazza Dante, dove inizia la lenta cottura in un enorme ruoto di rame. Dopo circa cinque ore il pastiero è cotto, e si consuma al ritmo di balli e tarantelle tradizionali, fino a tarda notte.

da Raffaella Luise



 
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