II nome Pietraroja deriverebbe
o dal colore rosa del marmo a sud-est del costone
del Palombaro oppure da "Petra ruens" (pietra
che scorre) in relazione ad alcuni movimenti franosi
della zona. Di origini antichissime (circa 2000 anni
fa) fu fondato in seguito alla distruzione dell’antica
città di Telesia, voluta da Lucio Cornelio
Silla per punire coloro che avevano appoggiato Caio
Mario e non lui nella conquista del potere di Roma.
I superstiti si rifugiarono a "Case Vecchie"
lungo il bosco del Feo. Successivamente anche questo
nuovo villaggio fu distrutto ma questa volta da una
catastrofe naturale. Si provvide a ricostruire una
nuova Pietraroja tra "S. Anna" e "Castello".
Un terremoto costrinse gli abitanti a ricostruire
per la terza volta il paese nella zona Terra Vecchia".
Protetto da mura e torri fu per cinque secoli il centro
abitativi poi fu anch’esso raso al suolo dal
terremoto del 5 giugno 1688. La quarta Pietraroja
fu ricostruita nel 1700 dove attualmente si trova.
Superficie della località: 35,60 kmq
Numero abitanti e denominazione:
708 ca. - Pietrajesi
Patrono: S. Nicola
Altitudine: 818 m
Distanza dagli altri capoluoghi:
NA - 88,7 km BN - 50,2 km
CE - 62,1 km SA - 133 km AV - 82,1 km
Come arrivare:
da Napoli, autostrada A1 uscita Casetta sud. Proseguire per Benevento-S. Agata dei Goti. Immettersi sulla superstrada Fondovalle lsclero ed uscire allo svincolo Telese Terme. Proseguire per Cerreto - Cusano M. - Pietraroja. Da Avellino, autostrada A16 uscita Benevento. Proseguire in direzione Benevento ed immettersi sulla SS 372 Telesina e seguire le indicazioni sopra descritte.
Dove informarsi:
Pro Loco 0824.868000
www.prolocopietraroja.it
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Sagra
dei prodotti tipici locali ovvero prosciutto di Pietraroja,
formaggi, carni di pecora ed agnello.
Oltre agli stand gastronomici, vi sono attività
culturali con convegni sui prodotti locali, sul Parco
Geopaleontologico e sulla storia locale.
Il prosciutto di Pietraroja gode ancora di antichi
sistemi di lavorazione, favorito anche dal clima particolare
e dalla finezza dell’aria di montagna, che ne
fanno un prodotto unico dal sapore e dall’aroma
inconfondibile. Questi prosciutti sono rinomati da
secoli, fin dal 1776, il duca di Laurenzana di Piedimonte
commissionava forniture del prodotto, La lavorazione
tipica inizia con una “rifinitura” a mano
del coscio e messo sul timpano di legno concavo ed
inclinato, dove avviene la “salatura”
che dura 15/20 giorni. Quando il coscio ha perso buona
parte della sierosità, viene ripulito del sale
residuo, e collocato sulla pressa (torchio di legno)
dove viene pressato per quattro giorni. Dopo la pressatura
il prosciutto viene sospeso in un luogo fumoso per
una settimana. Dopo quattro settimane, viene poi speziato
con pepe nero e peperoncino, infine viene sospeso
ad una trave in una stanza asciutta ed areata. Questo
è un prodotto che vi consigliamo di assaggiare
in occasione della sagra.
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