Paese tipicamente montano, in
Agerola si sono scoperte anfore, vasi e monete appartenenti
al periodo romano.
Il nome Agerola deriva quasi certamente da "ager"
termine latino che significa campo.
Attualmente il territorio conserva una sistemazione
a "terrazze"
dei pendii montani.
Nel periodo medioevale Agerola faceva parte del territorio
della repubblica di Amalfi, che si estendeva da Ravello
fino a Positano, fornendo con i suoi vasti territori
boschivi, legname agli arsenali della repubblica per
la costruzione delle navi. Si tramanda che nel seicento,
i monti di Agerola fossero infestati dai briganti,
che trovavano un sicuro nascondiglio nei fitti boschi.
Nei secoli a seguire, il comune entrò a far
parte del Regno di Napoli. Nel settecento Agerola
visse un periodo assai prospero, infatti per effetto
delle riforme borboniche, migliorarono le condizioni
economiche grazie alla riduzione delle tassazioni
di conseguenza scomparve il brigantaggio.
Superficie
della località:
19.62 kmq
Numero abitanti e denominazione:
7.508 - agerolesi
Patrono: Sant'Antonio Abate
Altitudine: 400 m
Distanza
dai capoluoghi:
NA- 45 km, AV- 77 km, CA - 70 km, BN- 114 km, SA-
43 km
Come
arrivare:
Autostrada A3, con uscita al casello di Castellamare
di Stabia.
Dove
informarsi:
081.8791101 comune
http://slowagerola.az-solution.com/home.htm
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La
sagra collaudata da oltre vent'anni di esperienza,
nacque da un'idea del comitato dei festeggiamenti,
in onore del S. Patrono S. Antonio Abate, per rilanciare
il settore trainante dell'economia locale.
La produzione lattiero-casearia vanta una vasta gamma
di prodotti ben noti ai buongustai: iniziando dal
latte fresco, al fior di latte, alla treccia, ai bocconcini,
alle provole affumicate, ai cacio cavalli, alla ricotta,
per arrivare al famoso "provolone del monaco".
Il programma della sagra, prevede la degustazione
dei prodotti sopra elencati, con vari assaggi di occhi
di lupo con patate, bruschetta con crema di ricotta
condita e frittelle di ricotta, oltre a una vasta
scelta di formaggi alla piastra e melanzane della
nonna. Il tutto condito con un buon bicchiere di vino
di Furore.
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