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Stio

Provincia di Salerno


Cenni storici
 
La sagra dei piatti poveri

Le prime notizie storiche che si hanno di questo luogo risalgono intorno all'anno mille, quando S. Nilo fondò in Rofrano una Badia a cui appartenevano 11 "grancie" che vuol dire "granaio e calcina" ed esprime il concetto di piccoli poderi abitati da agricoltori.
Una delle grancie era quella di S. Arcangelo che aveva tra i suoi possedimenti i piccoli Cenobi di S. Lucido e S. Maria della Croce dai quali nacquero gli abitanti di Stio.
In zona si producevano grano, granone, legumi, vino, castagne e ghiande per ingrassare i maiali.
Fiorente era anche la produzione della seta. Stio dopo il mille apparteneva allo stato di Magliano, del quale facevano parte quattro università autonome: Magliano Vetere, Capisso, Gorga e Stio.
A partire dal 1771 incominciaro le liti tra l'università di Stio e le altre che terminarono definitivamente nel 1880.



Info

Superficie della località: 24.46 kmq
Numero abitanti e denominazione:
1.169 - stiesi

Patrono: San pasquale

Altitudine: 675 m


Distanza dai capoluoghi:
NA- 131 km, AV- 108 km, CA - 147 km, BN- 145 km, SA- 74 km


Come arrivare:
Dalla A 3 si esce a Battipaglia e si prende la SP 18 fino a Vallo della Lucania, da cui si prende la SP 488 seguendo le indicazioni per Stio.


Dove informarsi:
0823.870006 comune
http://www.comune.stio.sa.it/

 

 
terza settimana di agosto

Il piccolo centro di Stio, collocato sui pendii di una collina, nel cuore dell'entroterra cilentano, ospita ormai da molti anni la sagra dei piatti poveri, o dei poverelli, così come fu definita da quando si allestirono per la prima volta i banchetti, grezzi ma efficaci, sui quali si esponevano, come ancora oggi si fa, i piatti tipici locali. Tra i faggi e i castagni di Tempia, si possono gustare i prodotti locali; mentre nel centro storico di Stio si tiene una mostra mercato, durante la quale si avrà l'opportunità di acquistare, tra le altre cose, le zeppole, le freselle, i pomodorini dolci del pennolo e la squisitezza del luogo: la carne di capra.
I piatti che si possono degustare vengono presentati con i loro nomi impronunciabili ma sicuramente appetitosi. La scelta è molto vasta, uno per tutti: i "ciccimmaretati" un'insieme di ceci, fagioli bianchi, cannellini, borlotti, lenticchie, grano, grano turco, cecerchie e castagne; che nei tempi passati erano preparati dalle nonne il primo di maggio. Tutti i piatti presentati sono ovviamente conditi con dell'ottimo olio del Cilento e accompagnati da unici vini locali.
Una sagra da non perdere.


 
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